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… toccherà mai la superficie della mia piena coscienza quel ricordo, l’attimo antico che l’attrazione d’un attimo identico è venuta così di lontano a richiamare, a commuovere, a sollevare nel più profondo di me stesso? …
LA MEMORIA INVOLONTARIA E IL TEMPO RITROVATO:
Nella Ricerca del tempo perduto Proust spiega quelli che sono i meccanismi secondo i quali si avvia il recupero della memoria che è alla base della sua narrazione: in primo luogo il recupero del passato non avviene attraverso la “memoria volontaria”, che è intesa come la normale capacità di registrare e ordinare i ricordi del passato, ma attraverso la “memoria involontaria”, quella che è capace di restituire in modo irrazionale episodi del passato che si credevano perduti per sempre. Quindi a risvegliare e mettere in azione questa memoria, basta lo stimolo di una sensazione visiva, o olfattiva, come un profumo o un sapore, perché dentro di noi riaffiori un ricordo che è legato a quella percezione. Ciò che ha il potere di far ritrovare i giorni trascorsi, che la memoria volontaria non riesce a rievocare, sono quei momenti in cui ad una situazione attuale viene a sovrapporsi una situazione passata simile che restituisce all’autore un frammento di vita trascorsa (® Leone: C’era una volta in America) e fa rivivere “altrettanto fedelmente ciò che noi eravamo allora; questo frammento di tempo non può essere rivissuto se non dalla nostra sensibilità, dalla nostra persona di allora”.Un esempio di questa associazione di due situazioni, l’una presente e l’una passata, che permette di ritrovare il tempo perduto, è l’episodio della madeleine: è infatti il sapore del biscotto inzuppato nel tè a far ritrovare al protagonista tutto il mondo della sua infanzia a Combray. Altre “miracolose analogie” sono vissute da Proust nel palazzo dei Guermantes, quando per esempio inciampa nel selciato dissestato e, in un istante di gioia vede ritornare alla memoria un soggiorno a Venezia; qualche minuto dopo quel senso di felicità diventa ancora più grande nel sentire il rumore di un cucchiaio che batte contro un piatto, o quando egli si asciuga la bocca con un tovagliolo inamidato che “aveva precisamente la stessa inamidata rigidezza dell’asciugamano con il quale aveva tanto stentato ad asciugarsi davanti alla finestra, il giorno del mio arrivo a Belbec”.La felicità da cui il narratore è trasportato è una sensazione forte che lo coinvolge totalmente, come Proust stesso esplicita: “un piacere delizioso mi aveva invaso, isolato senza nozione di causa”, “un azzurro profondo mi inebriava la vista, impressioni di freschezza, d’abbagliante luce volteggiavano intorno a me , e ansioso di afferrarle, senza osar di muovermi … tutto assorto a lasciar giungere fino a me ciò che mi evocava, rimasi a dondolarmi come avevo fatto poco prima”.Questa “magica” sensazione “comune tanto al passato quanto al presente, e molto più essenziale di entrambi … aveva permesso al suo essere di carpire, isolare, fermare - per la durata di un lampo- ciò che di solito egli non cattura mai: un frammento di tempo allo stato puro”.La meravigliosa sensazione di felicità che accompagna l’autore nelle sue indescrivibili esperienze, infatti, è dovute capacità di queste di trasportare il soggetto in una realtà extratemporale, che “gli aveva- dunque permesso di sfuggire al presente” e “di gioire nell’essenza delle cose, cioè fuori del tempo”. Queste impressioni “pervenivano combaciare il passato con il presente, a renderlo titubante nel definire in quale dei due si trovasse”.E’ in questa mistica condizione che l’uomo si sente finalmente libero e svincolato dal presente, e solo ora, dopo essersi liberato dalle “catene” del tempo, Proust è in grado di intraprendere la sua opera ritrovando fino in fondo il suo “Tempo Perduto” e cogliendo in pieno il significato del suo passato.
L’uomo, attraverso questo “sotterfugio”, è persino liberato dalla sua più grande paura: la morte. “Situato fuori del tempo che mai dovrebbe temere nell’avvenire?”.Risulta quindi evidente che Proust abbia una concezione innovativa del tempo in cui ” un’ora non è soltanto un’ora, è un vaso colmo di profumi, di suoni, di propositi e di climi” che possono in ogni momento riaffiorare tramite delle reminiscenze involontarie. Queste sono l’unico mezzo che permette di chiarire le oscure e complicate sensazioni, ed è pertanto inutile sforzarsi di rievocare il passato, perché in questo senso l’intelligenza non può nulla: “il passato è nascosto al di fuori del suo dominio e della sua portata, in qualche oggetto materiale che noi non sospettiamo. Dipende dal caso che noi incontriamo questo oggetto prima di morire oppure non lo incontriamo”. Spesso l’azione distruttrice del tempo seppellisce dei frammenti di vita passata, “ma a volte, proprio nel momento in cui tutto ci sembra perduto, giunge il messaggio che ci può salvare: abbiamo bussato a porte che davano sul nulla; e nella sola per cui si può entrare, e che avremmo cercata invano cent’anni, urtiamo inavvertitamente ed essa s’apre”. Solo in questo modo è possibile “ritrovare i giorni remoti, il tempo perduto di fronte al quale gli sforzi della memoria e dell’intelligenza erano sempre falliti”.
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Ho trovato questo articolo utilissimo per il mio esame di Letteratura Francese. Ringrazio chi si è impegnato a comporlo e pubblicarlo
Commento di Thyranos Febbraio 3, 2008 @ 6:19 pm