Il tempo, la memoria


Giorno della memoria
novembre 22, 2007, 12:58 pm
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Quando si parla di memoria è inevitabile che riaffori alla mente il giorno che è stato consacrato al ricordo della Shoah. Vi invito pertanto a visitare questo sito e riflettere….

http://www.ucei.it/giornodellamemoria/index2.htm



Proust. Alla ricerca del tempo perduto
novembre 22, 2007, 12:44 pm
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     toccherà mai la superficie della mia piena coscienza quel ricordo, l’attimo antico che l’attrazione d’un attimo identico è venuta così di lontano a richiamare, a commuovere, a sollevare nel più profondo di me stesso? …

LA MEMORIA INVOLONTARIA E IL TEMPO RITROVATO:

Nella Ricerca del tempo perduto Proust spiega quelli che sono i meccanismi secondo i quali si avvia il recupero della memoria che è alla base della sua narrazione: in primo luogo il recupero del passato non avviene attraverso la “memoria volontaria”, che è intesa come la normale capacità di registrare e ordinare i ricordi del passato, ma attraverso la “memoria involontaria”, quella che è capace di restituire in modo irrazionale episodi del passato che si credevano perduti per sempre. Quindi a risvegliare e mettere in azione questa memoria, basta lo stimolo di una sensazione visiva, o olfattiva, come un profumo o un sapore, perché dentro di noi riaffiori un ricordo che è legato a quella percezione. Ciò che ha il potere di far ritrovare i giorni trascorsi, che la memoria volontaria non riesce a rievocare, sono quei momenti in cui ad una situazione attuale viene a sovrapporsi una situazione passata simile che restituisce all’autore un frammento di vita trascorsa (® Leone: C’era una volta in America) e fa rivivere “altrettanto fedelmente ciò che noi eravamo allora; questo frammento di tempo non può essere rivissuto se non dalla nostra sensibilità, dalla nostra persona di allora”.Un esempio di questa associazione di due situazioni, l’una presente e l’una passata, che permette di ritrovare il tempo perduto, è l’episodio della madeleine: è infatti il sapore del biscotto inzuppato nel tè a far ritrovare al protagonista tutto il mondo della sua infanzia a Combray. Altre “miracolose analogie” sono vissute da Proust nel palazzo dei Guermantes, quando per esempio inciampa nel selciato dissestato e, in un istante di gioia vede ritornare alla memoria un soggiorno a Venezia; qualche minuto dopo quel senso di felicità diventa ancora più grande nel sentire il rumore di un cucchiaio che batte contro un piatto, o quando egli si asciuga la bocca con un tovagliolo inamidato che “aveva precisamente la stessa inamidata rigidezza dell’asciugamano con il quale aveva tanto stentato ad asciugarsi davanti alla finestra, il giorno del mio arrivo a Belbec”.La felicità da cui il narratore è trasportato è una sensazione forte che lo coinvolge totalmente, come Proust stesso esplicita: “un piacere delizioso mi aveva invaso, isolato senza nozione di causa”, “un azzurro profondo mi inebriava la vista, impressioni di freschezza, d’abbagliante luce volteggiavano intorno a me , e ansioso di afferrarle, senza osar di muovermi Š‹ tutto assorto a lasciar giungere fino a me ciò che mi evocava, rimasi a dondolarmi come avevo fatto poco prima”.Questa “magica” sensazione “comune tanto al passato quanto al presente, e molto più essenziale di entrambi Š‹ aveva permesso al suo essere di carpire, isolare, fermare – per la durata di un lampo- ciò che di solito egli non cattura mai: un frammento di tempo allo stato puro”.La meravigliosa sensazione di felicità che accompagna l’autore nelle sue indescrivibili esperienze, infatti, è dovute capacità di queste di trasportare il soggetto in una realtà extratemporale, che “gli aveva- dunque permesso di sfuggire al presente” e “di gioire nell’essenza delle cose, cioè fuori del tempo”. Queste impressioni “pervenivano combaciare il passato con il presente, a renderlo titubante nel definire in quale dei due si trovasse”.E’ in questa mistica condizione che l’uomo si sente finalmente libero e svincolato dal presente, e solo ora, dopo essersi liberato dalle “catene” del tempo, Proust è in grado di intraprendere la sua opera ritrovando fino in fondo il suo “Tempo Perduto” e cogliendo in pieno il significato del suo passato.

L’uomo, attraverso questo “sotterfugio”, è persino liberato dalla sua più grande paura: la morte. “Situato fuori del tempo che mai dovrebbe temere nell’avvenire?”.Risulta quindi evidente che Proust abbia una concezione innovativa del tempo in cui ” un’ora non è soltanto un’ora, è un vaso colmo di profumi, di suoni, di propositi e di climi” che possono in ogni momento riaffiorare tramite delle reminiscenze involontarie. Queste sono l’unico mezzo che permette di chiarire le oscure e complicate sensazioni, ed è pertanto inutile sforzarsi di rievocare il passato, perché in questo senso l’intelligenza non può nulla: “il passato è nascosto al di fuori del suo dominio e della sua portata, in qualche oggetto materiale che noi non sospettiamo. Dipende dal caso che noi incontriamo questo oggetto prima di morire oppure non lo incontriamo”. Spesso l’azione distruttrice del tempo seppellisce dei frammenti di vita passata, “ma a volte, proprio nel momento in cui tutto ci sembra perduto, giunge il messaggio che ci può salvare: abbiamo bussato a porte che davano sul nulla; e nella sola per cui si può entrare, e che avremmo cercata invano cent’anni, urtiamo inavvertitamente ed essa s’apre”. Solo in questo modo è possibile “ritrovare i giorni remoti, il tempo perduto di fronte al quale gli sforzi della memoria e dell’intelligenza erano sempre falliti”.

 



Riflettiamo con Sant’Agostino
novembre 22, 2007, 12:40 pm
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Ma cos’è il tempo? Ci chiediamo con S. Agostino:
“Se nessuno me lo chiede lo so, ma se voglio spiegarlo allora non lo so più” (Confessioni, XI).
E’ indefinibile, in quanto totalità inglobante. L’essere umano è temporale ed il tempo è condizione e presupposto di qualsiasi logica, di qualsiasi ragionamento.
Ma è in noi una continuità che impedisce la dispersione nel flusso temporale, che sembra tendere al non essere, altrimenti la nostra esistenza sarebbe intermittente, come l’apparire di lucciole.
Secondo Agostino il tempo è distensio animae (memoria, intuizione, attesa): nella coscienza il passato esiste come memoria, il presente è percepito nell’intuizione dell’istante, il futuro esiste già nell’attesa. E’ l’essere umano che fonda e dà realtà al tempo.



Spazio riflessivo
novembre 22, 2007, 12:33 pm
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Ragazzi, commentate e interpretate questa metafora manzoniana:

“La storia combatte contro il tempo”



Quant’è bella giovinezza
novembre 22, 2007, 12:20 pm
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Quant’è bella giovinezza,

che si fugge tuttavia!

Chi vuol esser lieto sia:

di doman non c’è certezza. 



Carpe diem
novembre 22, 2007, 11:38 am
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Il pensiero del proprio futuro, del destino che ci attende è uno degli atteggiamenti mentali che più turbano l’animo umano soprattutto perché nulla e nessuno può dare una risposta certa alle nostre ansie. Senza proiettarlo verso un futuro in conoscibile, l’animo va educato ad affrontare serenamente ciò che verrà, senza speranze eccessive e senza timori irrazionali. Questa è la saggezza che ci invita ad avere Orazio: bisogna ‘ cogliere l’attimo’ e vivere la felicità vera del perfetto equilibrio e dimenticare quella illusoria affidata alla speranza del futuro. Godersi il presente e credere poco a quello che verrà: è questo l’unico atteggiamento da tenere per superare le ansie della vita e affrontare saggiamente il trascorrere del tempo.

Non chiedere o Leuconoe (è illegittimo saperlo),

qual fine abbiano a te e a me assegnato gli dei,

e non scrutare gli oroscopi dei babilonesi.

Quant’è meglio accettare quel che sarà!

Ti abbia assegnato Giove molti inverni,

oppure ultimo quello che ora affatica il mare Tirrenocontro gli scogli,

sii saggia, filtra vini, tronca lunghe speranze per la vita breve.

Parliamo e intanto fugge l’astioso tempo.

Afferra l’oggi, credi al domani quanto meno puoi.



Commento della poesia Non recidere forbice quel volto
novembre 21, 2007, 6:34 pm
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1.Allontanare l’oblio è uno sforzo vano

La sofferta invocazione che attraversa tutta la prima strofa di questo testo, espressa mediante due imperativi negativi posti all’inizio del primo e del terzo verso, vuole proprio allontanare il rischio dell’oblio, qui rappresentato col simbolo della forbice del giardiniere che taglia rami di un albero. Ma la speranza del poeta si mostra vana, sopraffatta com’è dal prevalere della nebbia di sempre che rende invisibili i lineamenti quel volto, solo elemento presente nella memoria del poeta capace di conservare l’atteggiamento positivo dell’ascolto.Lo svanire della memoria, intesa non tanto come ricordo volontario ma come fascio di emozioni che permangono anche col passare del tempo, cancella importanti frammenti dell’esistenza e significa un impoverimento della propria vita, un perdere un po’ di se stessi. 

CONCETTO

  • Allontanare il rischio dell’oblio

  • rischio dell’oblio

  • speranza vana
TESTO“Non recidere…” “Non far…”

(immagine della forbice che taglia)

“…non far del grande suo viso in ascolto la mia nebbia di sempre”

  

2.Il taglio secco: una svolta senza ritorno

Così il primo verso della seconda strofa introduce una svolta senza ritorno: un taglio secco riduce a cosa morta e inutile ciò che prima continuava ad essere vivo nell’animo e un senso di freddo si diffonde su tutto; anche i simboli della natura, come il guscio di cicala, trasmettono l’immagine di una vita ormai definitivamente conclusa,che si perde nel mese che più di ogni altro simboleggia la fine delle speranze. 

TESTO

  • il guscio di cicala

  • la prima belletta di Novembre
SIMBOLOvita ormai conclusa

fine della speranza

3.Il correlativo oggettivo

 In questa poesia il correlativo oggettivo, che attraverso la descrizione di un oggetto o di un situazione favorisce la conoscenza intuitiva, è presente in maniera veramente efficace.In Montale il simbolismo assume spesso il carattere del correlativo oggettivo, cioè di immagini capaci di rendere al lettore con la descrizione di un oggetto o di una situazione, come qui la potatura autunnale di un albero, l’intuizione del poeta, la conoscenza profonda  non comunicabile razionalmente che egli raggiunge attraverso la poesia.